Il mio mitra è un contrabbasso che ti spara sulla faccia ciò che penso della vita

Aveva una pistola e non sapeva come usarla.

Se ne andava in giro per la strada con l’andatura incredula, un po’ smorta, vagando con lo sguardo di persona in persona; un occhio perso qui, uno ammiccante là, qualche ciglia finta, tutte maschere. O almeno così gli parevano.

Aveva un’arma di distruzione di massa nello stomaco e non sapeva farsene niente: gli mordeva il respiro, con quell’odore amaro e verdognolo di bile che rovinava ogni momento bello. Poteva solo restarsene a guardare dall’esterno, incapace di concludere un discorso coerente senza infilarci qualche battuta cinica di carta vetrata.
Forse la bomba non era nel suo stomaco ma nel sangue, gli avvelenava la lingua e gli occhi, cerchiandoli di blu indifferenza e borse di mal di vivere.

Teneva la pistola in bella vista, senza neanche preoccuparsi di nasconderla sotto la giacca che non aveva. Tanto nessuno ci faceva caso: molti occhi lo trapassavano come lame di fantasma, pochi lo guardavano con curiosità, nessuno ancora si era soffermato a pensare che quella pistola potesse essere vera, e lui potesse essere un qualcuno intenzionato ad utilizzarla.

Ma alla fine, lo era davvero? Che l’aveva portata fuori a fare, quella pistola? Prendere aria?
Nemmeno lui se la godeva, quell’aria rarefatta, fresca solo per le anime invisibili.
Si fermò a respirare, per cercare di capire se la sua anima si fosse atrofizzata fra le maschere oppure no, qualche fibra nel fondo del suo sé era ancora capace di sentire la purezza del cielo sopra la sua testa.

Sorrise. La sentiva.

Un uomo ben vestito gli diede una spallata imprecando, un paio di donne ricoperte di gioielli da bancarella lo insultarono con le loro voci squillanti ed indignate.
Un uomo che osa fermarsi per respirare? Quando mai s’è visto? Che perdita di tempo.

Annunci