Pigiama party

Sono rimasta tutto il giorno con il sorriso dentro.

 

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Quattro lettere.

Odio come tutti i miei organi interni siano mossi dall’elettricità al suono del tuo nome.

Non dovrebbe succedere più.

 

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Theodor the Poet

Da ragazzo, Theodore, te ne stavi per lunghe ore
sulla riva del torbido Spoon
a fissare con occhi incavati l’ingresso della tana del gambero,
in attesa di vederlo, spingendosi al largo,
prima le sue antenne ondeggianti, come fili di fieno,
e poi subito il corpo, color steatite,
i suoi occhi due gemme di gaietto.
E ti chiedevi rapito nel pensiero
quel che sapesse, che desiderava, e perché mai vivesse.
Ma più tardi il tuo sguardo si volse agli uomini e alle donne
nascosti nelle tane del destino in mezzo alle grandi città,
in attesa che le loro anime uscissero,
in modo che potessi vedere
come vivevano, e per che cosa,
e perché s’affannassero tanto a strisciare
lungo la strada sabbiosa dove l’acqua sparisce
quando l’estate declina.

As a boy, Theodore, you sat for long hours
On the shore of the turbid Spoon
With deep-set eye staring at the door of the crawfish’s burrow,
Waiting for him to appear, pushing ahead,
First his waving antennae, like straws of hay,
And soon his body, colored like soap-stone,
Gemmed with eyes of jet.
And you wondered in a trance of thought
What he knew, what he desired, and why he lived at all.
But later your vision watched for men and women
Hiding in burrows of fate amid great cities,
Looking for the souls of them to come out,
So that you could see
How they lived, and for what,
And why they kept crawling so busily
Along the sandy way where water fails
As the summer wanes.

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Ardore.

“La sua pelle anelava quella di lui, il suo corpo si sporgeva verso quello di lui, ed ebbe la sensazione che non fossero due corpi separati, ma le metà di uno stesso intero che erano state a lungo divise e bramavano di riunirsi.”

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