Se l’inverno, se la primavera.

“Se l’inverno dicesse: – Ho nel cuore la primavera-, chi gli crederebbe?”
K. Gibran

E così mi sono cucita addosso un inverno di paure e disgusto, come un abito, di quelli eleganti, neri, adatti ad ogni occasione.

Un sorriso di scuse preconfezionate stampato in faccia, attorniato da rughe di vera autocommiserazione e falsa incapacità di uscire dal tunnel.

Belle, bellissime parole. Brillanti, fluorescenti, da vetrina.
Ma i fatti, quelli sono la mia primavera.

Eppure il mio inverno sta finendo. Chi mi crederebbe?

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21.

Vorrei scrivere qualcosa in grado di renderti giustizia, qualcosa degno dei 21 anni che avresti festeggiato oggi, ma ho il vuoto totale in testa. O meglio, talmente tante immagini e parole che scalciano da creare il vuoto attorno alla loro confusione, come un pogo.

Tu capiresti.

E allora gli auguri te li faccio rubando a te le parole.

“Una volta che il corpo dell’ultimo dei miei compagni cadde, l’essere si fermò. Mi guardò con tranquillità, l’espressione selvaggia e maligna di fino a poco fa completamente scomparsa.

“E tu? Perché stai fermo?” La voce era forte, ma dolce, come sensuale. Adesso che era tornata tranquilla come quando dormiva, o fingeva di dormire, dovrei dire a questo punto, la sua bellezza esplodeva nella semplicità dei lineamenti, così adulti ed infantili contemporaneamente. Oddio, era più bella di Lylette.

“… Immagino che non avrebbe senso attaccarti. Morirei comunque, e se ti attaccassi avrei timore di rovinarti più di quanto non abbia già fatto Marco.”

“Intendi questo?” Indicò il braccio completamente carbonizzato “Mh, ci vuole ben altro con me. Prima o poi guarirà.”

“Cosa sei?”

“Cosa sono? Che domanda stupida. Io sono ciò per cui voi uomini avete paura, ciò da cui vi nascondete, ciò che temete e negate. Io sono colei dalla quale voi asserite di non essere attratti, ma senza la quale non potete vivere appieno. Sono la paura, sono l’inganno, sono la morte, sono la passione. Sono l’amore infinito.”

“Certe cose non esistono. Tu non esisti. Non puoi esistere. Il tuo sangue non può essere fermo, non puoi aver tranciato di netto il petto di un uomo, non puoi saltare così veloce. È troppo… È troppo bello ed impossibile.”

“Non posso farlo? Il sangue sulle mie mani testimonia il contrario. Le tue convinzioni, ciò in cui hai creduto finora, è sbagliato. Io esisto, e ti sto parlando proprio in questo momento.”

L’essere si avvicinò a me, meno di un metro di distanza.

“Accettami. Rinnega ciò in cui hai creduto finora, abbandona ogni sicurezza, affronta la realtà della vita. La realtà è che non si può vivere solo nella luce dei fatti. Bisogna vivere anche nelle ombre dei sentimenti e delle passioni.”

Deglutii.

“Se crederai in me, avrai salva la vita. Se crederai in me, ci ameremo per sempre.”

“Perché io? Agli altri non hai concesso tale opportunità”

“Ho scelto te perché tu sei quello giusto. Sai amare ciò che è letale esattamente come me, esattamente come me.”

La guardai. Nuda, completamente nuda davanti a me, un essere sovrannaturale che mi stava offrendo una vita al suo fianco, al costo di ogni certezza reale e scientifica.

Si avvicinò ancora.

Mi baciò.

“Accetto”.

Fu la fine.

Fu l’inizio.”

scritto giovedì, 8 December 2011 at 21:48 ·

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Hysteria

Lo capì dalla dolcezza naturale con cui la mano di lui tratteneva la sua nuca, lasciando che qualche dito si aggrappasse ai suoi ricci.
Lo capì dal fatto che il viso di lui si soffermasse lì, pietrificato nell’attimo immediatamente dopo il bacio, quando le labbra sono ancora così vicine da scambiarsi i respiri e sentirsi un tutt’uno.

Più di tutto lo comprese perchè ogni fibra del suo essere sentiva che qualsiasi gesto lui facesse verso di lei era privo di ogni minima premeditazione: ora i passi dell’uno verso l’altra erano diventati inevitabili.

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Gioco di squadra

Ogni volta con loro è come ritornare a casa.

Ogni volta che non esplodo dalla voglia di venire agli allenamenti, poi trovo i loro sorrisi e penso che mi sarei pentita a non andarci.
Ogni volta che starei solo lì ferma ad ascoltare le chiacchiere negli spogliatoi sentendomi un pezzo dell’insieme, anche in silenzio.
Ogni volta che sorrido dentro e fuori perchè ognuno di loro emana un calore tutto suo, ogni volta che mi accorgo che saprei perfettamente cosa regalare a ciascuno.
Ogni volta che so starei ore a cucinare per tutti loro.

Ogni volta che loro non sanno quanto m’hanno già salvata, e quanto di me riescono a recuperare ogni volta che li vedo.

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XXIX

Alors, ô ma beauté! dites à la vermine
Qui vous mangera de baisers,
Que j’ai gardé la forme et l’essence divine
De mes amours décomposés!

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Une charogne, Baudelaire, dans Les Fleurs du Mal, Spleen et Idéal.