La poesia nelle cose.

Toffolo canta la poesia nella merce, e ci va vicino:

io credo fermamente  che il senso (di cosa? della vita? L’avete letto voi, eh) sia trovare la poesia un po’ dappertutto,
nei visi che si stringono nella metropolitana e che si portano dietro le loro storie mentre affollano la piazza del Duomo,
nelle panchine -dove si dorme per una notte dopo un concerto, quelle storte, dove si studia sorseggiando un caffé al ginseng;
nei rimorsi, nelle occasioni perse, nei segreti che fan mordere le labbra, nei film e nelle serie tv divorate in streaming, nelle materie di studio, nella colazione e nelle focacce e nelle birre ad orari fuori pasto, nei testi delle canzoni,

dappertutto.

Trovando analogie e metafore e relazioni il cui senso ha lo stesso profumo di un’epifania.

 

Cito qualcuno, uno a caso, che mi pare di cognome facesse Pirandello, che questo concetto lo mette in bocca -molto meglio di quanto possa provarci io- ad uno dei suoi personaggi:

 

Non vede la relazione? Neanche io.

Pausa

Ma è che certi richiami d’immagini, tra loro lontane, sono così particolari a ciascuno di noi; e determinati da ragioni ed esperienze così singolari, che l’uno non intenderebbe più l’altro se, parlando, non ci vietassimo di farne uso. Niente di più illogico, spesso, di queste analogie.

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2 pensieri su “La poesia nelle cose.

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